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COME SI GIOCA A briscola ?
La guida, i metodi di gioco le varianti
per giocare a briscola con le carte piacentine
(ma anche con quelle napoletane o trevigiane)
Le carte piacentine
Il
mazzo di carte piacentino trova
molti punti di contatto con un mazzo spagnolo,
disegnato da Phelippe Ayet nel 1575 circa,
e ritrovato nella Torre de los Lujanes a
Madrid durante la demolizione (si visiti
questo collegamento). Tutte le figure sono
in piedi, al contrario dei mazzi del nord
Italia dove solitamente i re sono assisi
su un trono. Il cinque di spade ha la particolare
caratteristica del motivo vegetale che contraddistingue
anche il mazzo piacentino, e molte delle
pose delle figure sono analoghe. Anche l'impostazione
generale delle carte numerali è molto
simile. Non faceva eccezione il quattro
di bastoni, nella versione spagnola sorretto
dalle mani e dai piedi di un putto (in alcuni
mazzi è una scimmia). I primi disegni
delle piacentine infatti avevano i gambi
dei bastoni tutti verso il basso, mentre
sugli esemplari più moderni sono
verso il centro.
Gli
esempi più eleganti e dettagliati
di questo stile furono disegnati da Ferdinando
Gumppemberg (o Guppemberg, o Gumppenberg)
nei primi dell'800, oggi purtroppo impossibili
da reperire. Un disegno abbastanza diffuso,
invece, è quello eseguito dall'incisore
Antonio Lamperti, ad una testa, e riprodotto
da Modiano (da non confondere con il disegno
classico usato da Modiano, dal 1950 a due
teste).
(Fonte wikipedia)
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COME
SI GIOCA A BRISCOLA
La
briscola è un altro dei
giochi tradizionali italiani. Ad essere
esatti, però, sembra che tale gioco
sia originario della Danimarca dove si sarebbe
diffuso verso la fine del quindicesimo secolo.
Famosi sono nella storia i giiocatori danesi
di briscola e tressette, li troviamo anche
nei racconti di La Pace.
Passato successivamente in Francia, il gioco
della briscola giunse poi nel nostro paese
dove però subì modificazioni
tanto profonde da poter essere oramai considerato
un gioco tipico italiano. In effetti si
considera a tutti gli edffetti gioco tradizionale
italiano. La briscola generalmente si gioca
in due. Si usa un mazzo di quaranta carte
napoletane o, eventualmente, si può
anche adoperare un mazzo di carte francesi,
ma in questo caso occorre togliere i soliti
otto, nove e dieci. Il valore delle carte
è, in ordine decrescente, il seguente:
Asso - Tre - Re - Cavallo - Fante - 7 -
6 - 5 - 4 - 2.
Ovviamente se si gioca con le carte francesi
il re, il cavallo e il fante vanno rispettivamente
sostituiti con re, donna e fante. La carta
di valore superiore prende quella inferiore.
In questo gioco, però, esiste un
seme privilegiato, cioè quello che
costituisce la “briscola” e che viene determinato
all’inizio di ogni mano. Quando si giocano
due carte dello stesso seme vince la carta
di valore più elevato. Quando si
giocano due carte di seme diverso, di cui
però nessuna sia briscola, vince
sempre la prima carta giocata (questo indipendentemente
dal valore delle carte). Se però
una delle due carte che sono state giocate
è di briscola allora è lei
a giocare (anche in questo caso indipendentemente
dal valore delle carte stesse).
Ovviamente se si giocano due briscole o,
lo ripetiamo, due carte dello stesso seme
(anche se non sono briscole) vince la carta
superiore. Per decidere qual è la
briscola si segue questo procedimento. Scelto
il mazziere, tale prescelto rimescola le
carte, le fa alzare e quindi dà tre
carte all’avversario, tre a se stesso e
poi scopre una carta che mette, ben visibile,
sul tavolo (solitamente viene inserita sotto
il mazzo). Il seme della carta scoperta
sarà la briscola per tutta quella
mano. Dopo ogni giocata chi ha girato la
carta di maggiore valore effettua la presa
e quindi pesca una nuova carta dal mazzo;
subito dopo anche l’avversario pesca un’altra
carta. Chi ha effettuato la presa precedente
gioca per primo. In questo modo, pescando
ogni volta una nuova carta, i due giocatori
hanno sempre tre carte in mano. Soltanto
alla fine, cioè quando sarà
terminato il mazzo e saranno state pescate
le ultime due carte (fra cui anche quella
che era rimasta scoperta fin dall’inizio
e che viene considerata come ultima carta
del mazzo), i giocatori avranno, successivamente,
tre carte, poi due e infine una sola. Terminato
il gioco si procede al calcolo del punteggio
ottenuto tenendo conto che:
un asso vale undici punti
un tre vale dieci punti
un re vale quattro punti
un cavallo vale tre punti
un fante vale due punti.
Ai fini del punteggio le carte di briscola
non hanno più alcuna importanza.

In ogni seme vi è un totale di 30
punti.
Di solito una partita si compone di tre
mani, cioè vince il primo che, su
tre colpi, ne guadagna due.
La briscola può essere giocata
anche da tre persone e, in questo
caso, per avere un numero di carte divisibile
per tre se ne deve togliere una dal mazzo,
in modo tale che ne restino complessivamente
39. Ovviamente si toglie sempre una carta
di valore minimo, cioè un due. Molto
più interessante però è
la briscola in quattro: i giocatori sono
accoppiati in due squadre che si dispongono
a posti alterni.
Le regole del gioco restano
le stesse. L’unico discorso interessante,
a questo proposito, è quello che
riguarda la possibilità, per i due
compagni, di scambiarsi informazioni.
Le abitudini sono diverse. Di solito durante
la prima mano non si può parlare.
Questa però non è uina regola
fissa, di solito quando si inizia una partita
a briscola si decide se si può 'parlare'
o meno.
I compagni possono cominciare a dire qualcosa
soltanto dopo che è stata effettuata
la prima presa. Le possibilità di
parlare dovrebbero essere limitate all’invito
a giocare una particolare carta (per esempio
si può dire al compagno “gioca un
carico”, oppure “vai liscio”, oppure “metti
una briscola”) oppure si può anche
richiedere qualche informazione del tipo
“hai carichi?”, “hai briscole?”, “pensi
di poter superare la carta dell’avversario?”,
etc. Ovviamente in tutti questi casi anche
gli avversari sentono sia la domanda che
la risposta ed allora possono comportarsi
di conseguenza. Per evitare di dare informazioni
agli avversari, allora, alcuni giocatori
preferiscono scambiarsi segni muti cercando
farlo nei momenti in cui gli avversari sono
distratti. I segni che abitualmente vengono
fatti sono i seguenti:
stringere le labbra per l’asso
storcere la bocca per il tre
alzare gli occhi per il re
mostrare la lingua per il cavallo
alzare una spalla per il fante.
La briscola può essere proprio per
questa caratteristica da 007
un gioco davvero divertente.
Quando è stata presa dal mazzo l’ultima
carta, è permesso ai due partners
scambiarsi reciprocamente le carte per prenderne
visione.
Per il resto le regole sono sempre quelle
della briscola a due.
Molto belli sono i tornei che si possono
organizzare a briscola, in un torneo scatta
la competizione che veramente permette
ai giocatori più allenati di 'venire
fuori'.
Tornei si organizzano spesso in perioodo
estivo sulla costa Romagnola e in genere
in tutti i bar delle coste italiane.
A Rimini il bar 'Mondo' organizzava negli
anni 60 torniei di briscola ai quali assistevano
centinaia di persone facendo un tifo indiavolato.
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LE VARIANTI DELLA BRISCOLA
Anche per la
briscola esistono alcune varianti. La prima,
molto simpatica soprattutto per una compagnia
affiatata, ha il pregio di permettere che
al gioco partecipino cinque persone (e non
soltanto quattro). Si tratta della cosiddetta
“briscola chiamata” o "briscola d'accordo".
All’inizio vengono distribuite a ognuno
dei cinque contendenti otto carte. Quindi
tutto il mazzo viene inizialmente distribuito
ed è chiaro, non viene neppure scoperta
la carta che dovrebbe servire ad indicare
la briscola.
A questo punto inizia la fase che, con termini
di derivazione dal gioco del bridge, potremmo
chiamare della dichiarazione o, più
modestamente della ”chiamata” o anche dell'"accodo"
Come
nella pinnacola il primo di mano, ha per
primo il diritto di parola. Costui, guardando
le sue carte, se ha un bel seme può
pensare di “giocare”, allora sceglie la
carta più elevata che gli manca di
quel seme e dice a voce alta “chiamo…”,
specificando il valore della carta. Egli
deve solo dire il valore della carta e non
il seme. Dopo che ha chiamato il primo tocca
parlare al secondo. Costui ha anche lui
il diritto di chiamare con l’avvertenza
che dovrà indicare una carta di valore
inferiore a quella indicata in precedenza.
Così di seguito tutti possono chiamare
o passare. Alla fine quando tutti hanno
chiamato, il primo potrà specificare
il seme della carta. Il seme che è
stato chiamato costituisce la briscola per
quella mano. Chi è in possesso della
carta chiamata non deve dirlo e per quel
giro sarà il compagno di gioco del
chiamante. In tal modo si gioca in due contro
tre e non si sa quale sia lo schieramento
in campo. Un caso molto interessante si
ha quando colui che chiama ha carte talmente
belle che decide di giocare da solo. In
questo caso si chiama in mano, cioè
chiama una carta che già possiede.
Infine il “briscolone” rappresenta una variante
della briscola anche se manca dell’elemento
caratteristico. In questo manca proprio
la briscola.
A questa variazione della briscola si gioca
di solito in due persone. Vengono inizialmente
distribuite cinque carte a testa, le altre
saranno pescate via via con le solite modalità
e non si scopre la carta iniziale della
briscola. Le carte hanno tutte lo stesso
valore e per effettuare la presa bisogna
giocare una carta superiore a quella dell’avversario,
e dello stesso seme.
(Proprietà intellettuale riservata,
vietata la copia anche parziale)
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